mercoledì 23 novembre 2011

Ricordati di dimenticare

Dalla forma verbale oblivisci deriva in latino il sostantivo oblivio "oblio", che si ritrova anche in molte locuzioni come: in oblivionem venire "cadere nell'oblio" o aliquid oblivioni dare "consegnare qualcosa nell'oblio". Dalla forma verbale tardolatina oblitare dipende buona parte della famiglia linguistica romanza dell'oblio. Lo si vede in maniera chiara nella storia della lingua francese, nella quale il latino oblitare continua in oublier. A questo verbo si unisce come derivazione deverbale un nuovo sostantivo: oubli "oblio", dal quale deriva a sua volta l'aggettivo oubliuex e altre derivazioni secondarie. Costruzioni parallele al francese sono, in spagnolo e portoghese, olvidar / olvido.
La lingua italiana presenta l'interessante fenomeno di procedere su due binari. Sul modello dell'antico francese ha coniato infatti le forme obliare e oblio, entrambe appartenenti ad un uso linguistico letterario, mentre il termine dimenticare è diventato da tempo di uso comune nel linguaggio parlato, usato spesso nella forma pseudo-riflessiva dimenticarsi. Si tratta di una derivazione designata negativamente tramite il prefisso negativo di-, da mente, che in tempi antichi aveva il significato di "memoria". Il termine dimenticare può essere quindi parafrasato come"perdere dalla mente".
Analogamente a dimenticare, anche il verbo scordare / scordarsi è una derivazione negativa, questa volta di cuore. Nella psicologia antica il cuore era considerato la sede della memoria, ancor oggi in francese "imparare a memoria" si dice par cœur. Il significato del verbo scordare può quindi essere parafrasato come perdere dal cuore.
Stupisce nell'insieme costatare come le espressioni della lingua italiana per l'oblio siano illuminate da una luce negativa.
Le lingue germaniche seguono altre strade, altrettanto dense di significato. Lo si vede nel verbo inglese forget. Esso è composto dal verbo (to) get "ricevere" in unione col prefisso for che converte il movimento "da" del verbo semplice in un movimento "verso". Il suo significato può quindi essere parafrasato come "allontanare qualcosa". E' già quasi una definizione dell'oblio. La stessa costruzione verbale è alla base del verbo tedesco vergessen. Vale la pena di citare un modo di dire che, tanto in inglese quanto in tedesco, ha ampio uso quotidiano, si tratta dell'espressione inglese forget it ("dimenticalo"), che corrisponde al tedesco das kannst du vergessen ("puoi dimenticarlo"). Si usano queste espressioni in situazioni in cui, accompagnandosi con un gesto di grazioso sdegno, si dice dell'una o dell'altra cosa che non è così importante e non merita d'esser presa in considerazione.
Dal momento che le espressioni dell'oblio possono essere interpretate anch'esse, fino ad un certo grado, come negazioni lessicali della memoria, il legame con una negazione grammaticale (non dimenticare la chiave) produce una doppia negazione con significato affermativo (pensa alla chiave).
Una considerazione speciale merita inoltre il greco antico. Esso ci offre l'interessante apertura verso un termine che, in questo contesto, suona a prima vista come estraneo. Intendo il termine aletheia "verità", che nel pensiero dei filosofi greci assume naturalmente una posizione centrale. Il primo elemento di questo termine a- è un prefisso di negazione (alpha privativum); l'elemento seguente, ovvero -leth- indica qualcosa di latente, di nascosto, di segreto, così che la verità diventa (come in Heidegger) ciò che non è nascosto, non è segreto, non è latente. Va notato inoltre che l'elemento -leth- è anche all'origine del nome del fiume Lete, il fiume dell'oblio, e in quest'ottica la "verità" diventa il "non-dimenticato".
Di fatto il pensiero filosofico europeo, seguendo i greci, ha cercato per secoli la verità dalla parte del non-oblio, cioè della memoria e del ricordo, e solo nell'età moderna ha fatto il tentativo, più o meno timido, di attribuire una certa verità anche all'oblio.
Per i greci Lete è una divinità femminile che forma una coppia di opposti con Mnemosyne, dea della memoria e madre delle Muse. Secondo la mitologia, Lete nasce dalla stirpe della Notte, ma non possiamo evitare di nominare anche il nome di sua madre: la Discordia. La genealogia gioca però una parte limitata nella ricezione di questo mito, poiché Lete è soprattutto il nome di un fiume degli inferi, che dispensa oblio alle anime dei morti. In questa immagine e in questo campo metaforico l'oblio è completamente immerso nell'elemento liquido dell'acqua.
C'è un significato profondo nella simbologia di quest'acqua magica: nel suo dolce fluire si sciolgono i duri contorni dei ricordi di realtà, che vengono così liquefatti.