sabato 16 febbraio 2013

Un antidoto all'illusione

Ci piace pensare che questa sia un'epoca condannata, che stiamo aspettando la fine. Ci sono già abbastanza ragioni per aver paura senza questi giochetti futili. Spaventare il prossimo è un pessimo genere di esercizio etico.
Ma per venire al punto focale, la difesa e la lode della sofferenza ci condurranno nella direzione sbagliata e chi tra noi è rimasto fedele alla propria natura non deve cascarci. Si deve avere la forza di impiegarlo, il dolore; di pentirsi, di esserne illuminati, se ne deve avere la possibilità, il tempo.
Per i religiosi, l'amore della sofferenza è una forma di gratitudine verso l'esperienza o un'opportunità di sperimentare il male per mutarlo in bene. Essi credono che il ciclo spirituale possa essere completato nel corso dell'esistenza di un uomo, che in qualche modo metterà a frutto la propria sofferenza, non foss'altro negli ultimi momenti della sua vita, allorché la misericordia di Dio la ricompenserà con una visione della verità, ed egli morirà trasfigurato.
Ma questo è un mero esercizio metafisico.
Più comunemente la sofferenza spezza la gente. La schiaccia e si limita ad essere non illuminante.
Gli esseri umani vengono distrutti dal dolore in modo raccapricciante, quando hanno anche in più il tormento di aver perduto prima la loro umanità, di modo che la morte è una sconfitta totale. E perché non dire che le persone di potente immaginazione, inclini a sognare sublimemente e a costruirsi magnifiche finzioni autosufficienti, a volte si volgono alla sofferenza per interrompere bruscamente la loro beatitudine, così come fanno quelli che si pizzicano per vedere se sono svegli.
Io so che la mia sofferenza, se posso parlarne, è stata a volte di questo tipo, una forma più estesa di vita, uno sforzo per raggiungere una vera attenzione e un antidoto all'illusione, e di conseguenza non posso ricevere alcun credito morale.
Sono disposto, senza ulteriore esercizio nel dolore, ad aprire il mio cuore. E ciò non ha bisogno di alcuna dottrina e teologia del dolore. Di mostruosità ne ho avute finché ho voluto. Ne ho abbastanza di questa roba - basta, basta!
Io sono semplicemente un essere umano. Più o meno. Sono persino disposto a lasciare il più o meno nelle mani di qualcuno. Sono certo che saprebbe trovare una metafora bellissima anche per me. Ma non m'azzarderò mai a dare un'interpretazione della sofferenza per nessuno o invocherò l'inferno per renderci più veri.
Penso addirittura che la percezione umana del dolore sia diventata troppo raffinata.